Alimentazione del bambino a confronto: dal cibo prenatale al passaggio all’alimentazione complementare a richiesta

  • Home
  • Alimentazione del bambino a confronto: dal cibo prenatale al passaggio all’alimentazione complementare a richiesta
Shape1
Shape2
Alimentazione del bambino a confronto: dal cibo prenatale al passaggio all’alimentazione complementare a richiesta

Attorno alla 12a settimana di gestazione, dopo la sensibilità al tatto, il gusto è la prima reazione sensoriale a manifestarsi nel feto e già intorno alla 16ma settimana è in grado di avvertire il sapore.
Le papille gustative compaiono sulla lingua e, a distanza di una o due settimane, il feto inizia i primi movimenti di apertura e chiusura della bocca e a deglutire, iniziando così una sorta di allenamento per quando succhierà il latte dal capezzolo.
Durante questo esercizio prenatale ingerisce circa 2-4 centilitri all’ora di liquido amniotico composto principalmente da acqua (99%), lipidi, proteine, elettroliti, immunoglobuline e vitamine della madre.
Numerose osservazioni scientifiche effettuate con l’ausilio dell’ecografia quadridimensionale testimoniano che se nel liquido vengono immesse sostanze dolci come la saccarina, il piccolo mostra chiari segni di apprezzamento mentre, reagisce con smorfie di fastidio o addirittura serrando le labbra di fronte a sapori amarognoli o acidi.
L’alimentazione vera è propria è assicurata dal cordone ombelicale con le sostanze di cui la mamma si nutre e che assorbe attraverso la placenta.
Costruisce il suo corpo, i muscoli, le ossa, la pelle, attraverso i nutrienti dei cibi di cui si nutre la sua mamma.

La mamma sin dal periodo della gravidanza può iniziare con il proprio figlio un rapporto verso una nutrizione varia e completa, proponendogli il maggior numero possibile di sapori e infondere in lui un atteggiamento aperto e positivo nei confronti del cibo in generale.
Ella potrà liberare la propria sensorialità, con la consapevolezza che questa gioia sarà condivisa dalla sua creatura e considerare l’alimentazione come un piacere, scegliendo cibi buoni, stuzzicanti e sani, affrontando ogni pasto con gusto e masticando a lungo i bocconi, assaporandoli senza fretta e continuando a rivolgersi alla sua creatura per manifestargli la propria soddisfazione.

Attraverso questi canali sensoriali aperti tra la donna e il suo bambino il piacere della mamma diventa il piacere del piccolo e viceversa, tanto da ipotizzare che, in qualche caso, lo stimolo verso un determinato alimento che lei crede di avvertire, sia in realtà provocato dal feto, che tenta così di indurla a rivivere e a fargli rivivere un momento di gioia.
Infine è consigliabile mantenere le proprie abitudini alimentari anche dopo il parto per non disorientare il bambino.
I sapori, infatti, continuano a essere trasmessi al neonato attraverso il latte materno.

Subito dopo la nascita, il bambino se appoggiato sul ventre della mamma è in grado di muoversi con un’innata e istintiva abilità, senza incertezze, verso l’areola del seno della propria mamma.
Questa scalata verso la prima esperienza di nutrimento da neonato, è invitata oltre che dall’istinto e da altri segnali fisio/biologioci:

  • I tubercoli di Montgomery presenti sull’areola del seno della mamma, producono una sostanza oleosa idratante con l’odore molto simile a quello del liquido amniotico
  • Il colore scuro delle areole, che risalta sul colore della pelle più chiara
  • I livelli di noradrenalina nel neonato molto alti, per l’attivazione di una speciale zona del cervello primitivo (locus ceruleus) che ha strette connessioni con il bulbo olfattorio
  • L’odore della madre

 

Il neonato ha quindi assoluto bisogno della vicinanza della madre, della rassicurante prosecuzione di quella relazione fatta di suoni, di odori e di sapori e in tal senso, l’allattamento al seno è la risposta dell’organismo del neonato all’apprendimento della combinazione del tutto unica e particolare degli odori e sapori della mamma.

Il neonato è perciò competente e lo dimostra con la sua ricerca attiva del seno materno, guidato dalla presenza di elementi a lui già familiari e questa familiarità indubbiamente gioca un ruolo fondamentale nell’adattamento alla vita extrauterina.
Il numero delle poppate e la quantità di latte assunto dal neonato durante il giorno e la notte saranno regolate dalla sua competenza dalla capacità di autoregolarsi.
Evitare qualsiasi interferenza a questo ritmo al permetterà alla mamma di avere sempre la quantità e la qualità coerente alla fase di crescita del proprio figlio e successivamente all’introduzione dei cibi solidi e se non si interferisce in nessun modo, come è competente da subito nell’allattamento, lo sarà anche nell’assunzione dei cibi solidi.

Le mamme allattano fidandosi della capacità dei neonati e devono essere rasserenate e incentivate nella conoscenza delle naturali competenze dei lattanti, anche successivamente per quel che riguarda la gestione dell’alimentazione complementare.

L’avvio dell’alimentazione complementare a richiesta è una fase fisiologica dello sviluppo dei bambini, come succhiare il seno, camminare, parlare e tante
altre competenze che si sviluppano senza che nessuno si attivi perché questo avvenga.
Dopo la nascita il neonato, pur sazio di nutrimento placentare, entro un periodo di tempo variabile cerca comunque spontaneamente il seno e si attacca senza difficoltà dimostrandoci di sapere cosa deve fare per stare bene.

Allo stesso modo il bambino, pur sazio di latte, a una certa età, per soddisfare la sua istintiva curiosità ed attirato da ciò che osserva, prova a portare alla bocca quello che i genitori hanno preparato per il loro pasto.
Poichè è normale non offrire il seno senza che sia richiesto, anche nel caso del cibo solido, se non richiesto sarà altamente probabile che questo venga rifiutato e/o distribuito ovunque tranne che in bocca.
Perciò si seguirà la richiesta del bambino e non l’offerta della dose standardizzata, il bambino sano non è inappetente se non termina il cibo proposto per il pasto ma è sufficiente rispondere alle sue “richieste” per aiutarlo nella sua competenza.

 

IN CONCLUSIONE


I genitori con qualche insicurezza, probabilmente si troveranno sempre più a loro agio nel seguire indicazioni precise sia che si parli di
allattamento al seno, al biberon e in merito a cibi solidi , considerando sicura solo la presenza di tabelle orarie, numero di poppate, prescrizione dei grammi di polveri, di pastina, di omogeneizzato e quant’altro da utilizzare per la preparazione dei pasti.
Ma tutto ciò non è necessario e soprattutto non fisiologicamente corretto e va a discapito delle competenze innate del bambino.
L’esperienza con il cibo e la sua gestione può essere influenzata in tutte le fasi della crescita, da feto a bambino, dalla predisposizione in primis della mamma e successivamente da tutta la società.
La gestione della sua alimentazione perciò:

  • Non dev’essere mai regolata da qualcun altro
  • Il bambino non dev’essere considerato un contenitore da riempire, e/o solo un puntino sulla tabella di crescita;

 

MA

Va rispettato nei suoi ritmi, nella sua volontà e va difesa la sua capacità di scegliere di essere nutrito non solo a livello fisico ma anche emotivo.

 

Lodovica Capelli

Educatrice perinatale specialista in allattamento e passaggio all’alimentazione complementare a richiesta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *